Chiacchierando di fibre #3

Le pecore islandesi

L’Islanda è uno dei pochissimi paesi al mondo in cui ci sono più pecore che abitanti, pecore che sull’isola giunsero – portate dai vichinghi – nel XVIII secolo e che vivendo isolate nel corso dei secoli, hanno sviluppato caratteristiche assai diverse dalle loro parenti europee.

Esse possiedono una pelliccia molto lungo, hanno zampe e coda corte ed una testa tonda e lanosa, inoltre hanno di norma parti gemellari.

In Islanda le pecore vivono libere di spostarsi su tutto il territorio da giugno a settembre, in questi mesi non è difficile notare macchioline bianche ovunque; una caratteristica di questa razza è che sono solite non unirsi in greggi e solitamente si avvistano gruppi di tre elementi (madre e due agnellini).

All’inizio dell’autunno, quanto le temperature si abbassano, i pastori le radunano a valle ed attraverso il controllo dei microchip di cui ognuna di loro è dotata determinano il legittimo proprietario e si preparano ad affrontare l’inverno mettendo le pecore al riparo.

Questa operazione è nota in Islanda con il nome di smölun che significa raduno ed è una vera e propria festa.

Le pecore vengono allevate per la loro carne e per la loro lana, quest’ultima possiede caratteristiche veramente interessanti: è impermeabile, ma traspirante e particolarmente resistente al vento e molto calda.

Insomma come farsi mancare un Lopapeysa, così vengono chiamati i maglioni di lana in islandese?

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