Riflessioni a ruota libera

Lavorando in una grande casa di moda ho la possibilità, oltre che di vedere con largo anticipo quelle che saranno le tendenze, di poter conoscere bene quali siano i flussi di approvvigionamento dei materiali utilizzati e le loro regole.

L’Italia è uno dei paesi fornitori per eccellenza di questo settore. Molte sono le filature che producono filati impiegati nel settore della moda e dell’alta moda, così come sono tanti i tessutai italiani.

Tutto questo fa del nostro paese un’eccellenza, proprio perché il made in Italy è molto apprezzato.

Ma entriamo un pochino nel processo: quando uno stilista decide quali sono i materiali che intende usare nelle sue creazioni chiede a filature e tessutai la produzione di un certo numero di rocche di filato o rotoli di tessuti. L’azienda produttrice, ovviamente, manda in produzione il tutto calcolando il fabbisogno dello stilista in eccesso. Ed ecco il nocciolo del mio discorso.

L’eccesso della produzione rimane nei magazzini dei produttori, i quali però solitamente sono tenuti a rispettare delle regole contrattuali fissate con le case di moda, fra queste: i tempi di commercializzazione delle rimanenze, che possono variare, ma che non sono brevissimi.

Questo fa sì che i bellissimi filati made in Italy, con caratteristiche sicuramente pregevoli e prodotti da aziende a regola d’arte, vengano stoccati in brutali magazzini sino allo scadere dei tempi contrattuali, dopodiché vengono per lo più messi a disposizione degli stocchisti.

Ora, io non voglio dire che quei filati si siano trasformati da oro a ferro, ma vorrei lanciare una riflessione.

Filati stoccati ed accatastati al chiuso per due o tre anni, uno sopra l’altro, in magazzini dove spesso le muffe dilagano, sicuramente perdono molto e a volte “invecchiano”, se non nell’apparenza, nella loro sostanza.

Ecco che pur essendo made in Italy, i “nostri” filati restano sì morbidi e realizzati con fibre di qualità, ma sono vecchi ed hanno subito un trattamento non ottimale che, spesso, li rende non proprio profumati tanto che molti stocchisti li commercializzano dopo averli trattati con spray profumati.

Il consumatore finale, all’oscuro di tutto questo, è convinto di aver fatto un affarone.

Io credo che ognuno di noi debba essere libero di investire i propri soldi in base alla propria capacità di acquisto e secondo il proprio pensiero, mi preme solo fare in modo che ognuno sia messo in condizione di spendere con consapevolezza.

In altre parole: per niente non da niente nessuno e spesso dietro a proposte a basso costo di materiali di pregio, made in Italy si nasconde ciò di cui abbiamo appena parlato.

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